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Somalia

Il primo coinvolgimento del reparto nel Corno D'Africa è iniziato nel periodo compreso tra il 2 ed il 15 Gennaio 1991, quando una rivoluzione provocò la caduta del Regime di Siad Barre.

In questa prima occasione, personale del battaglione fu impiegato nell'operazione di evacuazione della capitale somala, Mogadiscio, di connazionali e diplomatici reidenti in Somalia, con il compito di discipplinare le operazioni di imbarco e di fornire protezione ai veicoli dell'Aeronautica Militare ed ai rispettivi equipaggi.

Il personale del battaglione affrontò con determinazione e professionalità la particolare esigenza, contribuendo in modo sostanziale al completo successo della missione, che comportò 'evacuazione di 950 cittadini italiani e stranieri.

La seconda missione in Somalia si svolse dal 22 Aprile al 9 Maggio 1991. Numerosi incursori del Battaglione parteciparono all'attività, con il compito di fornire sicurezza alle operazioni di trasporto e consegna degli aiuti umanitari alle popolazioni somale stremate dalla guerra civile e dalle epidemie.

Nel periodo 26 Maggio - 11 giugno 1991 personale del reparto, unitamente a personale e velivoli della 46^ Brigata Aerea, hanno partecipato all'evacuazione di connazionali dalla capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, nell'imperversare della guerra civile.

Ad operazione ultimata furono condotte in salvo 250 persone tra cittadini italiani e stranieri. Nel corso dell'operazione vennero ulteriormente evacuati connazionali anche dalla vicina Somalia, sempre interessata alla guerra civile, e vennero ripetute missioni di trasporto di aiuti umanitari alla popolazione locale.

 

Operazione "IBIS", Somalia.

Per il 9° Battaglione d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin" la quarta missione in terra somala, denominata "Ibis", ebbe inizio l'11 dicembre 1992, con pochissimi giorni di preavviso.

La mattina del 16 dicembre, dopo pochi giorni dall'arrivo a Mogadiscio (il 13 dicembre), il reparto prese possesso dell'Ambasciata Italiana, da circa due anni nelle mani di bande sfuggite ad ogni controllo, dando così vita ad un momento di altissimo valore morale e simbolico.

Questa operazione, svolta in modo incruento, fu tuttavia caratterizzata da connotazioni spiccatamente militari, non essendo nota la situazione locale, stante la prevedibile difficoltà di attraversamento della cottà, ancora divisa dalla "linea verde", e considerata la presenza di elementi armati all'interno dell'Ambasciata.

Altre attività degne di nota, specialmente nel primissimo periodo, furono la ricognizione delle aree di Gialalassi e Bulo Burti, rispettivamente a 160 e 250 KM a nord della capitale e le operazioni delle serie "Odissea", per estendere il controllo nazionale su tutta l'area assegnata. Con queste operazioni venne "riaperta" la Strada Imperiale e fu riassunto il controllo di itinerari precedentemente percorsi solo da bande criminali.

Le nozioni acquisite nel corso dell'iter formativo e di addestramento trovarono qui un validissimo banco di prova.

Nel corso di numerose operazioni, vennero sequestrate migliaia di armi di tutti i tipi, nonchè numerose tonnellate di esplosivo di vario genere.

Fu inoltre dato corso a numerosi brillamenti di ordigni esplosivi, per un totale di circa 20 tonnellate, impiegando le tecniche e le conoscenze proprie degli operatori del reparto, proseguendo così la "tradizione" iniziata dal Nucleo Bonifica durante la missione in Libano.

Una mansione particolare meritano le operazioni di soccorso a personale militare e civile dell'ONU e delle organizzazioni umanitarie. Di particolare rilevanza, in questo contesto, l'azione con la quale si ruppe l'accerchiamento cui erano soggetti circa ottanta soldati pakistani e 10 statunitensi ad opera di somali, nella periferia settentrionale di Mogadiscio, il 5 giugno 1993.

L'azione, svoltasi in clima di estrema tensione causata dalle numerose perdite delle parti, fu condotta da 6 distaccamenti operativi.

Gli incursori del "Col Moschin" riuscirono ad integrarsi, profondamente con la realtà somala, interagendo con la popolazione ed armonizzando sapientemente gentilezza, fermezza, disponibilità ed intelligenza. Consci di costituire un'essenziale componente del dispositivo nazionale, non hanno risparmiato energie, mantenendo al più alto livello il grado del loro impegno. In un anno e mezzo di Somalia, gli incursori hanno scritto una bella pagina della loro storia, sostenendo con fermezza e coraggio numerosi scontri a fuoco e accrescendo con sangue del Serg. Magg. Stefano Paolicchi, caduto in combattimento il 2 luglio 1993,e degli altri feriti, l'onore della loro bandiera, decorata al rientro in Italia di Medaglia D'Oro a Valore Dell'Esercito.

Al termine della missione, personale dell'unità è stato decorato di:

- 1 Medaglia d'Oro al Valore Militare alla Memoria;

- 1 Medaglia d'Argento al Valore Militare;

- 2 Medaglia di Bronzo al Valore Militare;

- 1 Medaglia d'Argento al Valore Dell'Esercito;

- 5 Medaglia di Bronzo al Valore Dell'Esercito;

- 2 Croci d'Argento al Merito dell'Esercito;

- 25 Encomi Solenni.

Un anno dopo, nel 1995, Nel contesto delle operazioni di ripiegamento dei contingenti ONU dal Paese africano, gli uomini dell'unità tornano nel Corno D'Africa per favorire la sicurezza durante tutte le operazioni di disimpegno che avranno una durata superiore a due mesi.