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La Storia

Gli Incursori Paracadutisti del 9° Reggimento d' Assalto " Col Moschin " sono i fieri eredi della tradizione di audacia, patriottismo ed onore di cui i commandos Arditi del Primo Conflitto Mondiale furono precursori.

Il reggimento prende il nome dalla collina Moschin, luogo ove, durante la guerra del '15 -'18, gli Arditi furono protagonisti di uno dei più eccezionali esempi di coraggio del primo conflitto mondiale, difendendo strenuamente le proprie posizioni sotto gli incalzanti assalti dell'invasore austriaca. Il coraggio degli uomini di questo reparto d'Elite del Regio Esercito, i quali erano soliti dare l'assalto alle trincee nemiche percorrendo gli ultimi metri che li separavano da queste con un pugnale stretto fra i denti e le bombe alle mani, fu tale che lo stesso Gabriele D'Annunzio, da sempre affascinato dalle imprese militari audaci, vestì la divisa del reparto durante l'occupazione di Fiume del 1920 del quale fu ideatore e comandante. Un così vasto senso del dovere e coraggio non potè non lasciare una traccia indelebile in quella generazione di militari che, a distanza di alcuni anni dal termine della Seconda Guerra Mondiale, tenteranno di dare seguito alla tradizione di arditismo dei propri precursori.

Nel 1952, ex ufficiali degli Arditi diedero segretamente il via alla ricostruzione di un reparto di combattenti specializzati in seno al Centro Militare di Paracadutismo ubicato presso Viterbo. Il nuovo elemento, inquadrato all' interno della 1^ Compagnia Paracadutisti, avrebbe visto la luce nel settembre dello stesso anno con il nome di Plotone Speciale. Costituito da paracadutisti, i quali venivano addestrati sulla falsariga dei reparti Arditi con la preparazione addizionale ai lanci in acqua ed al nuoto, il Plotone era posto sotto il comando del Tenente Franco Falcone. Il trasferimento del Plotone presso la Scuola di Fanteria di Cesano, occorso il 20 aprile 1953, coinciderà con la promozione a Compagnia Sabotatori Paracadutisti, al comando del Capitano Edoardo Acconci, forte di due plotoni rispettivamente composti da paracadutisti di leva e Carabinieri. Un primo organico programma addestrativo per i futuri Sabotatori lo si avrà soltanto a partire dal 1954, unitamente all' individuazione di quelli che sarebbero stati i futuri compiti della Compagnia : operazioni di intelligence e sabotaggio in territorio ostile .

L' iter addestrativo riservato gli aspiranti, vedeva l' acquisizione delle tecniche di sabotaggio, roccia, l'utilizzo degli sci, il combattimento corpo a corpo, la famigliarizzazione con una vastissima gamma di armi e mezzi (carri armati compresi), la creazione di " ponti " radio e l'utilizzo delle relative " maglie ", la cartografia e, per gli elementi valutati maggiormente idonei sul piano psico-fisico, la padronanza di elementi relativi alle incursioni navali da apprendersi presso il GRUPP.ARD.IN. (oggi COM.SUB.IN) del Varignano .

Il 1° giugno 1957 vede il trasferimento dei Sabotatori presso Livorno e, successivamente, nella città di Pisa ed il cambio di nomenclatura in Reparto Sabotatori Paracadutisti, venendo impegnato in esercitazioni volte a saggiare le capacità difensive delle patrie Forze Armate (ai Sabotatori era delegato il ruolo di forza nemica).

Nel 1961 il reparto farà ritorno a Livorno ove verrà elevato al grado di Battaglione Sabotatori Paracadutisti, posto alle dipendenze della Brigata Paracadutisti Folgore ed articolato su di un Plotone Comando, una Compagnia Allievi e due Compagnie Operative.

Nel 1964, ulteriore impulso verrà fornito alla dottrina operativa del Battaglione per mezzo della qualificazione di operatori in possesso di caratteristiche tali da renderli in grado di operare in qualsiasi teatro operativo (precedentemente si era infatti preferito "specializzare" gli uomini affidando a costoro solamente operazioni inserite nel proprio campo di competenza, ad esempio quello subacqueo o montano).

Il 1966 vede il dispiegamento in Alto Adige di un reparto misto al comando di un ufficiale dell'Arma dei Carabinieri costituito da elementi delle forze dell'ordine ed una quarantina di Sabotatori al fine di porre in essere la bonifica di zone sensibili dalla presenza di ordigni esplosivi. Nel corso di tali attività, protrattesi fino al 1970, troveranno la morte i Sabotatori Sotto Tenente Mario di Lecce ed il Sergente Olivo Dordi i quali cadranno nell'esercizio del proprio dovere nell'attentato di Cima Vallone, il quale causerà inoltre il ferimento del Sergente Maggiore Sabotatore Marcello Fagnani .

La sera del 4 novembre 1966, l'intero Battaglione è dispiegato nell' area di Pontedera al fine di porre in essere le operazioni di salvataggio della popolazione civile minacciata dallo straripamento dell' Arno. Il coraggio, il senso del dovere ed il profondo spirito di abnegazione degli operatori tutti contribuiranno al salvataggio di numerose vite umane.

18 novembre 1971: Idroambulanze dei Sabotatori intervengono sul luogo della sciagura aerea della Meloria, la quale vide la perdita di un Hercules C-130 e del suo equipaggio nonchè di numerosi operatori della Brigata Folgore; nel corso delle operazioni di recupero dei caduti perderà la vita il Sergente Maggiore Sabotatore Giannino Caria. Tra il '72 ed il '74 ha luogo il primo "cross-training" con unità delle forze speciali statunitensi; nello stesso periodo viene sviluppato il paracadute alare, adottato per primo al mondo proprio dalle unità Sabotatori dell' Esercito Italiano, e tuttora largamente impiegato da numerose special forces.

Nel 1975 i Sabotatori sono dispiegati sulla tratta ferroviaria Bologna-Arezzo al fine di arginare l'attività terroristica volta al sabotaggio della sicurezza nell'area in questione. La qualità dell' opera posta in essere dai due Gruppi Tattici costituitisi per l' occasione, è tale da far ben presto decadere la necessità dell' impiego di questi.

26 settembre 1975, il Battaglione viene mutato in 9° Reparto d' Assalto Paracadutisti "Col Moschin" e la qualifica di Sabotatore decade a favore di quella di Incursore. Nel 1995 il Reparto è promosso a Reggimento.

"( ... ) Arditi d' Italia , venire a voi è come entrare nel fuoco, è come penetrare nella fornace ardente, è come respirare lo spirito della fiamma, senza scottarsi, senza consumarsi. ( ... ) In una delle vostre medaglie commemorative il combattente all'assalto è rappresentato avvolto dalla vampa, incombustibile come la salamandra della favola, con una bomba in ciascuna mano. Il vostro elemento è l'ardore, la vostra sostanza è l' ardire. Per ciò, se il Carso era un inferno, voi ne eravate i demoni. Se l'Alpe era l'empireo della battaglia, voi ne eravate gli angeli. Creature fiammanti sempre e da per tutto. E ci fu qualche notte d' estate, ci fu qualche notte d' autunno che l'acqua del Piave, al vostro guado, rugghiò come quando immerso il ferro rovente si tempra. ( ... ) (dalla lettera di Gabriele D' Annunzio agli Arditi di Fiume pubblicata sul quotidiano "La Vedetta d'Italia" del 24 ottobre 1919).