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Libano

Il blitz condotto dalle forze speciali italiane e britanniche nella provincia di Farah ha permesso di liberare i due sottufficiali dell’intelligence militare catturati sabato pomeriggio da miliziani non ancora identificati a Shindand, nella parte meridionale della provincia di Herat.

I sequestratori, dei quali almeno sette sono stati uccisi durante l’incursione, appartenevano secondo fonti italiane a un ““gruppo indipendente”, secondo la polizia afgane alle bande talebane.

Il raid è stato reso possibile dagli elementi raccolti dall’intelligence afgano e confermati ieri sera da quanto riferito dall’ambasciatore statunitense presso l’Onu, Zalmay Khalilzad,

secondo il quale il presidente afgano Hamid Karzai aveva informazioni, che ha fornito alle autorità italiane, sul luogo dove i due militari italiani erano detenuti.

Un contributo significativo sarebbe stato fornito anche dall’interprete e dall’autista afgani che viaggiavano con i due militari con cui si erano persi i contatti e lasciati liberi dai sequestratori.

L’intelligence italiano si occupa di raccogliere informazioni utili alla sicurezza del contingente e al Comando Regionale Ovest guidato dal generale Fausto Macor.

Con ogni probabilità la ricognizioni effettuate dai velivoli senza pilota Predator hanno consentito di individuare con precisione il rifugio dei miliziani permettendo alle forze speciali italiane di mettere a punto un piano congiunto con i migliori specialisti del mondo nella liberazione di ostaggi: le forze speciali dello Special Air Service britannico.

Gli incursori di Marina e del reggimento “Col Moschin” hanno collaborato in più occasioni con il Sas schierato in forze a Helmand e Kandahar a supporto delle forze alleate nel sud dell’Afghanistan dove, secondo indiscrezioni mai confermate, avrebbero operato occasionalmente anche incursori italiani.

L’attacco è stato pianificato e condotto congiuntamente ma non è chiaro se il gruppo di fuoco che ha soppresso i miliziani fosse misto, italiano o britannico.

Due motivi che hanno reso indispensabile l’assalto: il rischio che venisse cambiato il nascondiglio perdendo le tracce degli ostaggi e la possibilità che i talebani non volessero negoziare la liberazione dei militari italiani ma solo ucciderli. Secondo quanto dichiarato dal senatore Sergio De Gregorio, presidente della Commissione Difesa del Senato, i miliziani avevano incatenato i due prigionieri “e appena si sono accorti del blitz in atto non hanno esitato a sparare a freddo contro gli ostaggi”.