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Selezione

La formazione di un incursore dell’Esercito è un processo che dura complessivamente circa due anni: il primo conferisce agli allievi le nozioni di base del combattimento e delle procedure tecnico tattiche delle Forze Speciali, mentre il secondo e destinato all'acquisizione della “mobilità ambientale”, ovvero della capacità di muovere, vivere e combattere in ogni ambiente operativo e geografico (mare, montagna, zone costiere, paludose e lacustri, ambienti semi artici, semidesertici, ecc.) nonché di impiegare specifiche tecniche di inserzione/infiltrazione. E’ l’iter formativo più completo e selettivo delle FS italiane che, oltre al 9° rgt, sono costituite dal Gruppo Operativo Incursori della MM, dal 17^ Stormo della AM e dal GIS dei Carabinieri, e tra i più lunghi anche in ambito internazionale. Le percentuali di attrito complessive dell’intero processo possono raggiungere anche il 90% e le capacità individuali acquisite alla fine sono uniche e difficilmente riscontrabili perfino negli omologhi reparti dei principali Paesi occidentali.
Le caratteristiche individuali richieste ad un incursore, varie e contrastanti, includono la capacità fisica di sostenere condizioni di disagio per tempi prolungati, una consolidata maturità ed equilibrio psichico che consentano di mantenere il controllo anche in situazioni critiche, la competenza tecnica per utilizzare tutti i mezzi necessari all'assolvimento della missione (armi, esplosivi, radio, veicoli, equipaggiamenti tecnici, ecc.), la conoscenza delle procedure tecnico-tattiche delle Forze Speciali in ambito nazionale e NATO. Sono inoltre essenziali la padronanza dei processi di pianificazione, un’elevata mobilità ambientale tridimensionale (terrestre, aerea, anfibia/ subacquea), la capacità di assicurare la propria sopravvivenza in condizioni di isolamento, l’abilità di mantenere la riservatezza delle informazioni di cui si sia in possesso e la capacità di gestione della cattura e della sopravvivenza in cattività. La lunghezza dell’iter è garanzia di appropriata selezione, in quanto gli allievi rimangono “sotto osservazione” per lunghi mesi durante i quali affrontano le difficoltà più disparate, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico e culturale. La capacità di “simulazione” dell’allievo viene quindi smascherata nel corso del lungo periodo che lo stesso trascorre nel reparto scuola. Chi termina con successo questo arduo cammino entra a far parte di un gruppo d'élite ristretto, esclusivo ed unico nel suo genere.

A premessa dell’iter vero e proprio gli aspiranti appartenenti a tutte le categorie – ufficiali subalterni, marescialli, sergenti, VSP e VFP4 - sono sottoposti ad un percorso selettivo intenso ed impegnativo, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, che prevede una serie di esercizi valutativi e di prove di resistenza fisica condotte in assetto da combattimento ed in condizioni di stress psico-fisico. Tale Selezione, della durata complessiva di tre settimane, è comune anche per i militari aspiranti al conseguimento delle qualifiche di ranger, acquisitore obiettivi ed equipaggio di volo del REOS e comprende una fase di Preselezione di 2/3 giorni ed un successivo Tirocinio di Selezione di 2 settimane.

Le prove selettive preliminari, essenzialmente fisiche, sono fissate dagli Organi Centrali, ed includono:

  • la corsa piana di 2 km, da concludersi nel tempo massimo di 9 minuti;
  • una marcia celere di 7 km da portare a termine entro 45 minuti;
  • un minimo di 30 piegamenti sulle braccia;
  • 5 trazioni alla sbarra;
  • 40 piegamenti addominali;
  • 10 piegamenti alle parallele;
  • la salita alla fune di 4 metri.

Il Tirocinio di Selezione, che inizia subito dopo, tende essenzialmente a valutare gli aspiranti dal punto di vista fisico e motivazionale: il superamento degli esercizi non ha valenza tecnica (gran parte del personale di truppa ha scarsa esperienza professionale) ma costituisce prova di resistenza, volontà e prestanza fisica.
L’accento è posto sulla valutazione complessiva delle caratteristiche psico-fisiche e caratteriali del candidato, della sua resistenza anche mentale allo sforzo prolungato, della capacità di reagire con calma e lucidità alle avversità, in presenza di forti fattori di stress. Gli istruttori verificano poi in modo accurato le motivazioni degli aspiranti, quel fattore imponderabile che spinge a dare il meglio di sé. Per tutta la durata del tirocinio gli allievi vengono privati dell’orologio e, ovviamente, del telefono cellulare, perdendo ogni riferimento temporale e collegamento con il mondo esterno. Contrassegnati unicamente da un numero, senza alcuna differenza dovuta al grado, all'anzianità o al reparto di provenienza, sono mantenuti sotto costante pressione fisica e mentale all'interno di strutture militari e zone addestrative, non fruiscono di libera uscita e non possono contattare familiari ed amici. Sono isolati con se stessi ed ogni attività è regolata dagli istruttori, che alterano gradualmente gli orari e la durata dei periodi di riposo, in modo da provocare disorientamento, crisi di sonno ed affaticamento precoce. Gli allievi dormono poco ed esclusivamente all'aperto, accumulano progressivamente stanchezza per le continue prove fisiche e debbono dimostrarsi in grado di sopportare e gestire lo stress, senza avere reali possibilità di recupero. Gli esercizi fisici del tirocinio non sono, se esaminati separatamente, insormontabili, ma risultano ben più difficoltosi per il contesto specifico in cui hanno luogo. Includono:

  • marce celeri con equipaggiamento (zaino ed arma);
  • prove di ardimento per il superamento di percorsi di guerra, ostacoli aerei e ponti di corda, superamento di ostacoli naturali, tra cui il guado di un fiume;
  • test di acquaticità e galleggiamento in assetto operativo in piscina;
  • attività anfibia senza motore, con lunghe e spossanti pagaiate;
  • marcia notturna di orientamento.

Il tutto tende a verificare le doti di resistenza, coraggio, coordinazione e velocità.

Le prove fisiche sono poi alternate a valutazioni di cultura generale e tecnico-professionale, con test di logica ed esercizi di “problem solving” condotti in situazioni di stress psicofisico. La selezione iniziale determina una prima sostanziale “scrematura” dei partecipanti, anche se si cerca di far concludere il tirocinio a tutti gli allievi, indipendentemente dall'esito finale, in quanto la permanenza al RAFoS rappresenta comunque un’eccellente occasione di arricchimento professionale. Alla fine delle tre settimane il personale risultato idoneo sulla base di appositi punteggi e valutazioni espresse dagli istruttori viene ammesso, in funzione dei posti disponibili, alla frequenza del corso OBOS (Operatore Basico per Operazioni Speciali) che inizia dopo alcuni giorni. Chi non rientra in tale aliquota, pur risultando idoneo, dovrà attendere il corso successivo al quale sarà ammesso senza dover ripetere selezioni e tirocinio.

fonte Alberto Scarpitta su Analisi Difesa